Dove entra in scena
Dopo. Molto dopo. La rivista è l'unico materiale di questa sezione che vive nel
territorio che quasi nessuno presidia: i mesi vuoti tra un acquisto e il successivo,
dove si decide se sarai ancora tu o qualcun altro.
Che cosa ripara
- Il cliente che ti dimentica senza accorgersene
- Il contatto che riprendi solo quando devi vendere qualcosa (e si vede)
- Chi vorrebbe parlare bene di te ma non ha niente da mettere in mano
- La sala d'attesa, la reception, il tavolino: presidiati dalle riviste di altri
Che cosa deve farti sentire
Che sei vivo. Che hai qualcosa da dire anche quando non devi vendere. Che ti sei
fatto vivo senza chiedere niente — cosa che ormai non fa quasi più nessuno.
Che cosa serve per farlo bene
Serve un piano editoriale annuale e la disciplina di rispettarlo. Non serve avere
tanto da dire: serve avere qualcosa da dire con regolarità. Il ritmo vale più
del contenuto — una rivista mediocre puntuale batte una bellissima che esce quando
capita.
Quattro numeri, non uno
La rivista è l'unico materiale periodico, e questo cambia tutto.
Il libro, la brochure, il manuale sono progetti: si fanno, si consegnano, finiscono.
La rivista è un impegno. Ed è proprio l'impegno a produrre l'effetto: il tuo
cliente impara ad aspettarla, e ricevere una cosa che si aspettava è una sensazione
che nessuna campagna riesce a comprare.
Per questo non si decide «se fare una rivista». Si decide se ci si sta dentro per un
anno intero, quattro numeri. Se la risposta è no, meglio un libro fatto bene — e lo
diciamo noi, che le riviste le impaginiamo.
Il termine tecnico, se ti serve per le riunioni, è «house organ» (letteralmente
organo di casa: il periodico che un'azienda pubblica per i suoi).
«Non abbiamo niente da raccontare ogni tre mesi.»
È falso. Ce l'hai eccome: semplicemente non lo riconosci come materiale,
perché per te è routine.
Un lavoro finito e raccontato per bene. Una domanda che ti fanno tutti e a cui non hai
mai risposto per iscritto. Una persona nuova in squadra. Un errore da cui avete imparato
qualcosa — quello vale doppio, ed è il pezzo che leggono tutti. Un fornitore che fa una
cosa fuori dal comune. Un dato del tuo settore.
Sono cinque pezzi. Ti serviva un numero e ne hai già uno intero. Il problema non è mai
la materia prima: è che nessuno l'ha mai raccolta.
Domande che ci fanno sempre
Ogni quanto deve uscire una rivista aziendale?
Quattro volte l'anno è il ritmo che funziona meglio: abbastanza frequente da farsi ricordare, abbastanza rado da restare sostenibile. Due numeri l'anno funzionano ancora. Uno solo non è una rivista: è un opuscolo travestito, e il cliente lo capisce.
Cartacea o digitale?
Cartacea per i clienti che contano, digitale per tutti gli altri. La carta resta in vista e presidia sale d'attesa e scrivanie; il digitale allarga la platea e si misura. Farle entrambe dalla stessa impaginazione costa pochissimo in più.
Chi scrive i contenuti?
Noi scriviamo, tu racconti. Un'ora di intervista a numero, di solito, basta a tirare fuori il materiale: la tua routine, vista da fuori, è quasi sempre più interessante di quanto pensi. Tu approvi, noi impaginiamo e stampiamo.
Quanto costa una rivista aziendale?
Si ragiona a canone annuale, non a preventivo singolo: quattro numeri, un piano editoriale, una tiratura decisa insieme. Il costo per copia crolla appena la tiratura sale, quindi la voce che pesa davvero è il lavoro editoriale, non la stampa.
La pubblicità la subiscono. Una rivista fatta bene la aspettano. È la stessa
carta, ma dal lato giusto.
E adesso la domanda vera
In quale punto del percorso del tuo cliente vivrà questo materiale? Che cosa deve
riparare? Che cosa deve fargli provare?
Se le risposte arrivano subito, benissimo: ci mettiamo al lavoro. Se non arrivano…
allora non è ancora il momento di stampare. Si comincia dalla mappa — e te lo diciamo
noi, anche quando ci costa l'ordine.
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