Dove entra in scena
Alla fine di qualcosa: la consegna di un lavoro importante, un anniversario, la
chiusura di un progetto. È il momento in cui l'azienda ha appena fatto la cosa migliore
di cui è capace… e il giorno dopo se ne ricordano già in pochi.
Che cosa ripara
- Il caso studio in PDF che non apre nessuno
- Il traguardo che passa, si festeggia e sparisce
- Il lavoro migliore che hai fatto, di cui non resta nessuna traccia
- L'anniversario ridotto a una cena e a un post
Che cosa deve farti sentire
Che quella cosa contava. Che è stata importante abbastanza da meritare un libro —
e chi l'ha vissuta insieme a te (i clienti, i collaboratori, i fornitori) lo sente
esattamente allo stesso modo.
Che cosa serve per farlo bene
Serve materiale vero, e serve raccoglierlo mentre succede. Le fotografie
di cantiere, le date, i nomi, i disegni scartati, le facce. La monografia si prepara
prima e si scrive dopo: chi ci pensa solo alla fine si ritrova con tre foto sfocate
fatte col telefono… e non c'è impaginazione che tenga.
Chi la riceve, e perché non la butta
Una monografia non si distribuisce: si consegna. È il contrario esatto del volantino.
Va a chi ha fatto parte della storia — il cliente del progetto, i collaboratori, i
fornitori, il sindaco se è il caso — e a chi vuoi che quella storia la conosca. Poche
copie, ognuna con un nome. Molti la mettono in bacheca o in sala d'attesa: da lì continua
a lavorare per anni, senza che tu debba fare più niente.
Ed è l'unico materiale di questa sezione che genera una reazione che non si compra: la
persona che ci compare dentro lo mostra agli altri. Con una certa fierezza.
«Non è un po' autocelebrativo?»
Lo è, se parla di te. Non lo è, se parla del lavoro.
La differenza si vede alla prima pagina. La monografia sbagliata comincia con «la nostra
azienda nasce nel 1974 dalla passione di…». Quella giusta comincia dal problema: che cosa
c'era prima, che cosa non funzionava, che cosa si è dovuto inventare. La prima è un
manifesto. La seconda è una storia — e le storie si leggono.
Regola che usiamo sempre, e non facciamo eccezioni: il protagonista non è
l'azienda. È il lavoro. L'azienda esce benissimo lo stesso. Anzi: molto meglio.
Domande che ci fanno sempre
Che differenza c'è tra una monografia e un libro aziendale?
Il libro aziendale spiega come lavori e serve a farti scegliere: guarda avanti. La monografia racconta a fondo una cosa già fatta e serve a farla durare: guarda indietro. Molte aziende li fanno entrambi, in momenti diversi della loro storia.
Quando conviene farla?
Quando c'è qualcosa che merita di durare: un anniversario tondo, un progetto fuori scala, la fine di una collezione, un passaggio generazionale. Il momento giusto per decidere è però l'inizio, non la fine: solo così il materiale si raccoglie strada facendo.
Serve un fotografo?
Quasi sempre sì, ed è la voce che fa la differenza più di ogni altra. Una monografia è per metà immagini: se sono deboli, non c'è testo che la salvi. Meglio meno pagine con fotografie vere che tante pagine con immagini di repertorio.
Quante copie si stampano di solito?
Poche e mirate: da cento a cinquecento. La monografia non è un materiale da distribuzione, è un materiale da consegna. Vale più una copia data a mano alla persona giusta che duecento lasciate su un banchetto in fiera.
Un progetto senza libro finisce quando finisce. Un progetto con un libro
comincia una seconda volta.
E adesso la domanda vera
In quale punto del percorso del tuo cliente vivrà questo materiale? Che cosa deve
riparare? Che cosa deve fargli provare?
Se le risposte arrivano subito, benissimo: ci mettiamo al lavoro. Se non arrivano…
allora non è ancora il momento di stampare. Si comincia dalla mappa — e te lo diciamo
noi, anche quando ci costa l'ordine.
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