Che cosa intendiamo per «editoria»?
Non il PDF allegato alla mail. Non la brochure generica da fiera, quella che
si prende per educazione e si dimentica sul tavolo del bar.
Intendiamo un prodotto editoriale: un libro aziendale, un
dossier cartonato, un fascicolo tecnico, una rivista, una monografia. Una cosa
pensata per essere letta per intero… e conservata.
La differenza, però, non sta nella carta. Sta nell'ordine delle operazioni.
Prima veniamo a vedere come eroghi davvero, non come lo racconti. Poi mettiamo
per iscritto la promessa che solo tu puoi fare — la cosiddetta «UVP»
(Unique Value Proposition, ovvero la proposta di valore unica: in parole
povere, perché uno dovrebbe scegliere proprio te). Solo dopo si scrive. Solo
alla fine si stampa.
Il contrario esatto di come si fa di solito. Di solito si parte dalla stampa e
si spera che il significato arrivi da sé.
Non arriva mai.
Un sarto non taglia la stoffa prima di aver preso le misure. Con la carta funziona
allo stesso identico modo: le misure sono il percorso del tuo cliente, la stoffa
viene dopo.
Prima del sì
Sono i materiali che devono farti scegliere, spesso in stanze dove tu non ci sei.
01
Spiega il tuo servizio prima che il cliente debba chiedere. E con il codice ISBN entra negli archivi pubblici, dove nessun concorrente locale ti raggiunge.
02
Il materiale che lavora quando tu non sei nella stanza: quando chi hai convinto deve convincere qualcun altro, e non ha niente in mano.
03
I dati che raccogli tu, e che quindi non ha nessun altro. L'unica cosa che gli altri sono costretti a citare.
Durante
Sono i materiali che accompagnano, e che servono a non lasciare mai il cliente al buio.
04
Riempie il silenzio dopo la firma, che è l'attesa più costosa che esista: arriva quando la fiducia è appena stata data.
06
Il libro di una cosa sola: un progetto, una collezione, i 50 anni. Il modo di far durare un traguardo oltre il giorno della festa.
—
Cartelline e packaging
In preparazione: la carta che accompagna la consegna e il pacco come esperienza.
Dopo
È il territorio che quasi nessuno presidia: i mesi in cui il cliente non compra nulla.
05
Il cosiddetto «house organ»: l'unico materiale che continua a lavorare quando tu non stai vendendo niente. E l'unico che il cliente impara ad aspettare.
E il digitale, in tutto questo?
«Ma allora siete contro il web?»
È falso. E sarebbe pure ridicolo, visto che di siti ne facciamo da vent'anni.
Ogni pubblicazione può portare dentro un «QR» (quel quadratino che si inquadra
con il telefono), un link tracciato, un percorso digitale breve che approfondisce
ciò che la carta ha aperto. Il fisico apre, il digitale converte. In quest'ordine,
non nell'inverso. Vedi anche il Pacco di Marketing
e i Materiali Formativi Cross-Usage.
«Io ho bisogno solo di una brochure, non di una filosofia.»
Può darsi. Capita, e va benissimo così.
Ma prima di firmare un preventivo di stampa fatti una domanda sola: in quale punto
del percorso del tuo cliente vivrà questa brochure? Che cosa deve riparare? Che cosa
deve fargli provare?
Se le risposte arrivano subito, benissimo: ci mettiamo al lavoro domani mattina. Se
non arrivano… quella brochure non è ancora pronta per andare in macchina. E te lo
diciamo noi, anche quando ci costa l'ordine.
In definitiva è tutta qui la differenza. La carta non è un costo di comunicazione:
è un pezzo del tuo servizio che il cliente si porta a casa. E continua a parlare di
te quando tu non sei nella stanza.
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