Dove entra in scena
La primissima casella del percorso, subito dopo la firma. È il momento in cui il
cliente è passato dall'essere corteggiato all'essere in attesa — e il passaggio, se non
lo progetti, si sente eccome.
Che cosa ripara
- Il pentimento del giorno dopo, che nessuno ti confesserà
- Le stesse cinque domande, al telefono, da tutti i clienti nuovi
- «Non mi ha più chiamato nessuno» — la frase che precede ogni disdetta
- Il collaboratore nuovo che impara il mestiere guardando gli altri
Che cosa deve farti sentire
So cosa succede adesso. So a chi chiedere. So quando mi richiamano. In una parola
sola: ho fatto bene a firmare.
Che cosa serve per farlo bene
Serve una cosa sola, e non è grafica: serve che l'azienda decida davvero come
lavora. Chi chiama, entro quando, con quali parole. La maggior parte delle aziende
scopre proprio qui che quelle risposte non le aveva mai messe per iscritto — e il
manuale, molto prima di essere un regalo per il cliente, diventa lo strumento che
mette in riga l'azienda.
Due manuali, non uno
Lo stesso identico lavoro serve in due direzioni, e quasi nessuno se ne accorge.
Il manuale del cliente: cosa succede, in che ordine, chi è il tuo
referente, che cosa serve da te, cosa fare se qualcosa va storto.
Il manuale del nuovo collaboratore: come si lavora qui, perché si fa
così, che cosa non si fa mai. Il famoso «welcome kit» (letteralmente kit di
benvenuto) che le grandi aziende danno il primo giorno e le piccole rimandano da
sempre.
Sono due facce dello stesso foglio. E chi li fa entrambi si accorge che dicono la
stessa cosa… il che, se ci pensi, è esattamente il segno che l'azienda funziona.
«Ma queste cose gliele spieghiamo già a voce.»
Certo. E il cliente, a voce, si ricorda meno di un quinto di quello che
gli hai detto. Non è distratto: è normale, capita a tutti, capita anche a te.
Poi c'è la parte peggiore: se le spieghi a voce, le spiega ogni volta una persona
diversa, con parole diverse, dimenticandone ogni volta un pezzo diverso. E quando il
cliente si lamenta, la discussione diventa «ma io glielo avevo detto». Discussione che
non vince nessuno.
Il manuale non sostituisce la voce. La mette al sicuro.
Domande che ci fanno sempre
Quanto deve essere lungo un manuale di benvenuto?
Corto. Dodici o sedici pagine bastano quasi sempre. Deve rispondere alle domande che il cliente si fa davvero nei primi trenta giorni, non raccontare la storia dell'azienda. Se non entra in una tasca o in una borsa, è già troppo.
Va bene anche in PDF invece che stampato?
Funziona meno, ma è meglio di niente. Il PDF si archivia e non si riapre; la carta resta sulla scrivania nei giorni in cui servirebbe. Se il budget è poco, meglio poche copie stampate bene per i clienti importanti che un PDF per tutti.
Come si capisce cosa mettere dentro?
Si ascoltano le telefonate. Le domande che ti arrivano nei primi trenta giorni, raccolte per un paio di mesi, sono l'indice del manuale già bello che scritto. Non serve inventare niente: serve smettere di rispondere sempre alle stesse cose.
Serve anche a un'azienda piccola?
Soprattutto a un'azienda piccola. Nelle grandi il processo esiste comunque; nelle piccole vive nella testa di due o tre persone, e sparisce quando quelle persone sono in ferie o se ne vanno. Il manuale è il modo più economico di non dipendere da nessuno.
Il cliente non ricorda quello che gli hai detto. Ricorda quello che ha potuto
rileggere.
E adesso la domanda vera
In quale punto del percorso del tuo cliente vivrà questo materiale? Che cosa deve
riparare? Che cosa deve fargli provare?
Se le risposte arrivano subito, benissimo: ci mettiamo al lavoro. Se non arrivano…
allora non è ancora il momento di stampare. Si comincia dalla mappa — e te lo diciamo
noi, anche quando ci costa l'ordine.
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