Dove entra in scena
Nella fase di valutazione, quella che sta tra il preventivo e la decisione. È il
tratto di strada in cui tu non ci sei: si discute in riunione, a cena, in macchina.
La brochure è il tuo unico rappresentante in quelle stanze.
Che cosa ripara
- Il silenzio dopo il preventivo, che nessuno sa spiegare
- Il tuo interlocutore che deve rivendere il progetto ai suoi capi
- Il confronto con i concorrenti, fatto su fogli sparsi e ricordi
- La sensazione, ingiusta, che tu sia «uguale agli altri, ma più caro»
Che cosa deve farti sentire
Ordine. Completezza. E una cosa molto pratica: questo lo posso portare in
riunione senza vergognarmi.
Che cosa serve per farlo bene
Serve sapere chi legge davvero. Non «il mercato»: la persona. Il direttore
acquisti legge una cosa, il titolare ne legge un'altra, il tecnico un'altra ancora.
Una brochure che parla a tutti non parla a nessuno, e finisce sul tavolo del bar.
Brochure o catalogo?
Sono due mestieri diversi e vale la pena non confonderli.
La brochure serve a far scegliere te: racconta il metodo,
il perché, la differenza. Poche pagine, molta aria, una sola idea forte.
Il catalogo serve a far scegliere cosa: è uno strumento di
consultazione, e si giudica sulla velocità con cui uno trova quello che cerca. Gerarchia,
indici, codici, misure. Bello sì, ma prima di tutto usabile.
Chi mette le due cose nello stesso oggetto ottiene un ibrido che non fa bene né l'una
né l'altra… e succede molto più spesso di quanto immagini.
«La brochure è morta, ormai c'è il sito.»
È falso. E il motivo è banale: il sito lo devi andare a cercare.
Nessuno apre il tuo sito durante la riunione in cui si decide se prenderti o no. Nessuno
lo passa al socio dall'altra parte del tavolo. La carta invece resta lì, in mezzo, e chi
la prende in mano la sfoglia — è più forte di lui.
Quello che è morto non è la brochure: è la brochure senza un posto. Il depliant fatto
«perché ci vuole», stampato in 5.000 copie, uguale per chiunque. Quella sì. Quella era già
morta il giorno che è uscita dalla tipografia.
Domande che ci fanno sempre
Quante pagine deve avere una brochure aziendale?
Meno di quante ne vorresti. Otto pagine lette valgono più di trentadue sfogliate. La regola che usiamo: una pagina per ogni cosa che il lettore deve capire, più una di respiro. Se non sai dire cosa fa una pagina, quella pagina non serve.
Meglio una brochure sola o una per ogni servizio?
Dipende da chi legge. Se i tuoi clienti sono mondi diversi — dentisti e alberghi, per dire — servono versioni diverse, perché il problema che riconoscono è diverso. Se sono lo stesso mondo, una sola brochure fatta bene è più forte di cinque tiepide.
Quanto costa una brochure aziendale?
Il costo che conta non è la stampa: è il progetto. La stampa di poche centinaia di copie incide molto meno di quanto si creda. Diffida di chi ti dà un prezzo prima di averti chiesto a chi va e cosa deve ottenere.
Serve ancora la carta se abbiamo già il PDF?
Il PDF si scarica, si archivia e non si riapre più. La carta resta in vista, e la vista è memoria. Il PDF va benissimo come seconda copia, per chi lo chiede o per chi è lontano: come unica versione è una brochure che nessuno vedrà mai.
Il sito lo devi andare a cercare. La brochure resta sul tavolo. E il tavolo è
il posto dove si decide.
E adesso la domanda vera
In quale punto del percorso del tuo cliente vivrà questo materiale? Che cosa deve
riparare? Che cosa deve fargli provare?
Se le risposte arrivano subito, benissimo: ci mettiamo al lavoro. Se non arrivano…
allora non è ancora il momento di stampare. Si comincia dalla mappa — e te lo diciamo
noi, anche quando ci costa l'ordine.
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